lunedì 15 novembre 2010
C'è tempo
venerdì 19 marzo 2010
Malika
Tahar Ben Jelloun, Partire

Sulla via dell’hammam, passo dal souk e mi ricordo di quando mia madre sgozzava le galline. Un solo colpo secco e, pendulo, si rovesciava il capo dell’animale pieno di morte dove un attimo prima c’era vita. Secca e improvvisa era la torsione del collo della gallina, secca era mia madre e brutale quando nel souk mi torceva il polso appena i colori di una tela mi avvincevano lo sguardo. Bastava questo gesto a togliere voce a ogni mio desiderio. Madre, madre che mi hai negata al desiderio! Lo scriba a cui chiedesti di scriverti una lettera d’amore non ebbe esitazione a dirti: No. L’amore non abitava il tuo cuore e lo scriba non aveva parole per te.
Sulla sua nuca c'erano scritte tante cose e in modo disordinato. Prima una fine e poi un inizio e poi di nuovo un inizio e una fine. Una mela per tre nel 1989 e la neve a gennaio negli occhi di Zaira nell'anno 2005. Zaira vestita da sposa, la sposa tunisina all'occidente, la vertigine del vuoto negli occhi di Zaira in una fredda mattina di febbraio. E poi l'odore di formaldeide di un ospedale nell'anno 2006 e un albero pieno di nodi nell'anno 1989. Un inizio e una fine. Una fine e un inizio. Nel mezzo: una vita.
martedì 9 marzo 2010
Lo straniero
martedì 2 marzo 2010
Trova le differenze ...

sabato 27 febbraio 2010
Zelda
perché anche stamattina non posso fare a meno di amarLa nonostante tutto? Stanotte in preda alle più nere delle insonnie ho cercato di capire perché la mia vita sembra legata alla vostra a doppio nodo. Lei è in sé concluso, completo. Non ha bisogno di Zelda per vivere, per quanto ancora si ostini a voler danzare con lei. Credo che Lei assommi in sé il maschile e il femminile, il sole e la luna, e tutti gli elementi tutti, terra, aria, acqua e fuoco … sì, Lei ha tutto, Lei è tutto. E’ tutto in sé conchiuso. Non ha bisogno di Zelda Lei per vivere. Affatto. Anzi, al contrario: Zelda è l’incrinatura, è la distonia, è il meccanismo rotto che inceppa la macchina . Sì, Zelda un tempo è stata funzionale alla sua scrittura, serviva a dare movimento, forza drammatica e pathos alle parole dei Suoi romanzi … ma adesso? Non so Scott … ho come l’impressione di dovere andare, di dovere lasciarLa alla vita finalmente …
giovedì 25 febbraio 2010
Casalinghitudine
Oggi ho capito un paio di cose o tre:
- Sono una compulsiva (in realtà questo lo sapevo già ma oggi ne ho avuto la prova provata).
- Le casalinghe vere non possono scrivere, assolutamente. Sfido io chiunque a dimostrarmi il contrario. Se avessi un minimo di energia scriverei sulla giornata di oggi almeno un romanzo. Quante cose mi sono venute in mente lavando e lucidando. Quanti ricordi. Il sabato a casa dei miei tanti anni fa quando ancora vivevamo tutti insieme. Le mie sorelle armate di scopa e paletta. Io sempre a spolverare: ero la più piccola, dovevo cedere (spolverare era tra i lavori di casa quello che odiavamo di più in assoluto). Mia sorella M. che avrebbe battuto un’intera impresa di pulizie quattro a zero tanto era precisa, meticolosa e scrupolosa. Si spalancavano porte e finestre. E tutto veniva lavato ma proprio tutto tutto. Era M. a lavare e quando il pavimento era bagnato si sarebbe potuto presentare il Presidente della Repubblica o il Papa in persona e sarebbe stato fermato alla porta d’ingresso dal suo urlo furioso: “Aspetta che asciughi. Non lo vedi che è bagnato!!!”. Eravamo a casa sua quest’anno per il pranzo della Vigilia di Natale (nella mia famiglia si fanno i pranzi e non le cene, ma questa sarebbe storia lunga da spiegare e davvero oggi non sarei nelle condizioni per farlo … mi ammalerò? Dovrete venire a curarmi nelle prossime due settimane? Non posso escluderlo. C’è qualche volontario? Qualcuno si offre??? Ahi, ahi, ahi … come mi sento!!! Avrò esagerato un po’? ), scusate la lunga digressione, dicevo che per il pranzo della Vigilia di Natale eravamo a casa (che poi in realtà è una sorta di castello, non esagero: tre piani e tanti vani) di M.: tutto perfetto. Un granello di polvere qualcuno l’avrebbe potuto trovare? Giammai. Tutto perfetto. M. sarà una casalinga vera? Mi chiedo. Lei lavora eppure è una casalinga vera. Credo che non abbia mai scritto in vita sua. Credo che non potrebbe farlo mai.
- Una casalinga vera non fuma. Quantomeno non fuma in casa. Metti che uno abbia passato una mezza giornata a pulire una stanza della sua casa (uno a caso io e una casa a caso: la mia, una casa un po’ bohemien come disse la mia amica Mariella quando venne a casa mia la prima volta), dicevo mezza giornata per una stanza che a fine lavori profuma di un misto di vaniglia, agrumi e cose buone, bene come può questa persona presumibilmente rovinare il risultato di tanta fatica accendendo una sigaretta; è chiaro che uno si dispiace, no? E’ una sorta di delitto. E’ un crimine, chiaro.
- Una casalinga vera non scrive, non fuma e va a letto prima di carosello e non dopo. Io spesso vado a letto presto e leggo. Ma ne avrò la forza stasera? Ne dubito. In breve ho capito che io non sarò mai una casalinga vera e se mai dovessi diventarlo, voglio una stanza nella casa che sia un vero e proprio fumoir, una stanza tutta per me. Non potrei rinunciarci. Da un bel po’ di tempo ho una casa tutta per me ma è troppo, una casa è troppo, decisamente, a meno di non pagarsi una donna ad ore. Non l’ho mai fatto prima d’ora. Mi sa che però domani comincio a chiedere un po’ in giro ché i miracoli non avvengono certo tutti i giorni!
E fin qui (lo confesso) mi sono ri-citata. Questa cosa l'ho scritta il 28 dicembre del 2008. Cos'è cambiato nel frattempo? Ben poco, purtroppo. Ho avuto una fase di maggiore attenzione e costanza nella gestione della casa fino a qualche tempo fa, ma trattavasi di uno stato di grazia interrottosi oramai da un paio di settimane. Oggi ci ho pensato seriamente a darmi un po' da fare ma mi sono stancata talmente tanto solo a pensarci che poi non sono più riuscita a passare dall'intenzione all'azione. Domani pomeriggio però ci provo seriamente. Non fosse mai dovesse arrivare un/una ospite improvviso/a come minimo devo metterlo/a nella condizione di entrare in casa senza dovere sgomitare e fare lo slalom tra una cosa fuori posto e un'altra. Riuscirà la nostra eroina??? Stiamo a vedere. Vi aggiorno.
mercoledì 24 febbraio 2010
Father and daughter
La mattina che te ne sei andato era giovedì, c’era freddo e spirava un vento di tramontana. Davanti all’obitorio pochi alberelli, alberi giovani si piegavano sotto le raffiche un po’ fuori stagione. In una fredda giornata di aprile sono diventata orfana di te. Sei arrivato chiuso in un affare metallico di colore grigio. Affianco c’era un lenzuolo intriso di sangue. Il tuo. Eppure non riuscivo a pensare che fosse proprio roba tua. Mi sembrava come quando alla TV vedi un film o un servizio forte. Sì, ti scuote … ma è ad un tempo così lontano. Lontano … e poi tutte le ore successive le ho vissute come da lontano, come da lontano. Come da lontano ti ho scelto la bara. Come da lontano sono stata dai carabinieri. Ho ripreso le tue poche cose e sono anche riuscita a sorridere un po’ quando il carabiniere che stilava il verbale di restituzione degli effetti personali mi ha detto: Signora, suo padre era pieno di soldi … c’erano soldi da tutte le parti. Ho sorriso. Sì, eri proprio tu. Poi dal portafogli sono spuntate poche foto e l’immagine delle stimmate di Padre Pio. Te le portavi sempre appresso. Pochi giorni prima, alla fine del pranzo di Pasqua, avevi sfilato quelle foto e ci avevi raccontato tante cose che non avevi mai detto. Come se sapessi che non c’era più tanto tempo … come se in qualche modo misterioso tu lo presagissi. Non sapevo cosa farne di quel portafogli e del resto, chiusi in una busta gialla. L’ho tenuto in borsa. Non sapevo dove lasciarlo. Non volevo che gli altri lo vedessero in quelle ore. E poi il giorno dopo quando siamo venuti a prenderti tu eri lì, fermo con l’espressione di sempre, quella di quando dormivi e vederti mi ha fatto stare meglio. Meno male che è stato possibile vederti ancora nonostante lo scetticismo delle prime ore quando medici e soccorritori e chi ti aveva visto il giorno prima diceva che non era proprio il caso di “guardarti”.Siamo stati lì con te per ore. Abbiamo pianto e abbiamo anche riso ché ti ricordavamo “grillo” come sei sempre stato. Poi a un certo punto mi sono ricordata del portafogli nella busta gialla. L’ho tirato fuori. Abbiamo riguardato le foto e ricordato la domenica di Pasqua e come d’istinto ho preso le stimmate di Padre Pio e te le ho messe tra le mani. Chissà da quanti anni te le portavi appresso. Sono partite con te. Domenica saremo ancora tutti insieme a tavola. Sono venuti tutti. Siamo tutti qui. Ci mancherai, di certo. Ho pianto tanto i primi mesi e non solo per l’assenza di te. Negli ultimi mesi non riuscivo più a farlo. Adesso sto piangendo e mi fa bene ché ci sono lacrime e lacrime …
____
P.S. Avevo giurato che non avrei utilizzato le cose scritte altrove e in altri tempi. Ma spesso mi è difficile tenere fede ai miei stessi giuramenti e questo è uno di quei giorni. Quanto sopra è stato scritto il 10 aprile del 2009 a un anno esatto da quando mio padre mi ha lasciato. Mio padre ... vorrei potere scrivere di lui ancora, ché se ne scrivo è come se ce lo avessi ancora qui a portata di mano. Magari sarà questo il posto in cui potrò tornare a scrivere di lui. Spero di non avervi intristito troppo postando questo. Volevo solo regalarvi un momento chiave della mia vita. Un bacio a tutti.